Scene di interni, stanze vuote dove gli oggetti - lampade, poltrone, sedie, tavoli, tende, teiere, vasi, fiori - sono ancora impregnati della presenza umana che in questi luoghi ha vissuto, forse ha soggiornato brevemente e che ha abbandonato. “Mi rifugio nel passato, forse. Nel sogno, magari” racconta Tina Sgrò. “Sono ambienti che trascendono quello che vedo. Non c’è presenza umana nelle mie tele perché è così che mi sento, nella solitudine dell’introspezione, nella malinconia di tutto ciò che avrebbe potuto essere e non è stato: il mio pennello, i miei colori, i miei movimenti diventano per me il baricentro della contraddizione dell’esistere, che proprio mentre è, già non è più. Cerco di fermarlo questo non essere più, di placcarlo, di dargli una forma, una sostanza”. Molti sono i maestri cui Sgrò fa riferimento, Nomellini, De Pisis, Corot, Matisse, Giacometti, Morandi e le sue nature morte sospese. Nelle sue opere si percepisce fortemente anche l’essere donna nell’arte e nella vita “… è difficile, ancora di più per una donna del sud, che, come me, arriva a Milano da un posto depresso economicamente e isolato, e deve tirare fuori gli artigli, vivere la città con aggressività”.
EAN
9788894564914
Data pubblicazione
2020 12 01
Lingua
ita
Pagine
64
Tipologia
Libro rilegato
Altezza (mm)
150
Larghezza (mm)
150
Spessore (mm)
5
Peso (gr)
200
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