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Marco Tullio Cicerone è costretto a fuggire da Roma a seguito dell’approvazione della "Lex Clodia de capite civis Romani", fatta approvare dal Tribuno delle plebe, Publio Clodio Pulcro, suo acerrimo avversario politico. La legge, retroattiva, condannava all’esilio chiunque non avesse concesso la "provocatio ad populum". La ragione in verità era più profonda... e il tutto parte dalla "mansio" delle "Nares Lucanae" con una accorata lettera scritta da Cicerone al suo amico del cuore, Tito Pomponio Attico.
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