In un Salento selvaggio, chiuso tra le onde del mare e irti boschi arsi dal sole, si prepara uno scontro devastante tra la potente casata di Lapo Capece e don Jorge Ayala, duca spagnolo venuto a rivendicare la sovranità sul meridione italiano a nome di re Carlo V. Intorno ai due rivali ruotano, con dovizia di spasimi, ansimi, i corpi desiderati e desideranti di Alfrida, Ghita e Perla. Pure carnalità, tentazioni perenni, a cui i protagonisti si abbandonano in un carnascialesco inseguimento che ha per unico limite il cerchio magico fra eros e thanatos. Teatro, dunque, teatro tragico, che alla trama classica sovrappone il grottesco di un’accozzaglia fra pupi, in cui ogni legnata, ogni offesa, ogni stilettata, fa scorrere, prima che il sangue, fiumi di parole. Laboratorio di sperimentazione linguistica, questo romanzo postumo di Salvatore Stefanoni, eredita, sulla scia di scrittori amatissimi a partire da Stefano d'Arrigo, una lingua composita e polifonica, aulica e blasfema al tempo stesso, irta di idiotismi popolari tratti dalle parlate del meridione e da varie lingue straniere, sapientemente e ironicamente salentinizzate.
EAN
9788894737479
Data pubblicazione
2024 09 01
Lingua
ita
Pagine
332
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
205
Larghezza (mm)
130
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