Soggetto a varie modifiche strutturali nel corso dei secoli, il podio dal quale gli oratori e i politici parlavano nel Foro Romano al popolo fu chiamato, già in epoca antica, "Rostra" perché era ornato, sul fronte, dagli speroni tolti alle navi di Antium nel 338 a.C. La vittoriosa battaglia permise ai romani di avere la loro prima flotta da guerra, infatti le navis longae anziate migliori furono porta-te nei ricoveri dei navalia sul Tevere, mentre le altre furono distrutte e i rostri di queste vennero utilizzati come cimeli per ornare appunto il Comizio del Foro. Secondo Livio l'area dei rostri era sacra come quella di un tempio e lo definisce oculatissimo loco. In un denario del 45 a.C. sono raffigurati in modo schematico i Rostra repubblicani con una tribuna semicircolare, sorretta da arcate dalle quali spuntano le prue rostrate delle navi da guerra, similmente al riparo dei navalia fluviali, e con un subsellium, seduta allungata sorretta da quattro sostegni, che simboleggia il podio. Giulio Cesare trasferì i Rostra in una zona più centrale del Foro e Augusto terminò l'opera rivestendo di marmo l'emiciclo e fornendolo, nella parte interna verso il Campidoglio, di una scala per salire sul piano della tribuna.
EAN
9788894820836
Data pubblicazione
2019 01 01
Lingua
ita
Pagine
180
Tipologia
Libro in brossura
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Rostra. Le tribune rostate del Foro Romano dall'epoca repubblicana alle invasioni vandaliche—