Indizi, ritmo e tensione narrativa
Cipollone ridiscute le proprie radici nel racconto delle vicende (realmente accadute) di tre pastori abruzzesi. Lo fa mescolando con sapienza autobiografismo e consapevolezza storica, sicché la piccola comunità dei protagonisti diventa lo specchio deformato attraverso cui guardare le vicende del dopoguerra italiano. Il risultato è un'indagine ora cruda ed essenziale, ora onirica e irreale, ironica, ma pur sempre garbata e indulgente sull'Italia pastorale e contadina. Con quel tocco nostalgico inevitabile di fronte a realtà consumate, che si vanno sgretolando giorno dopo giorno e mattone dopo mattone.
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