Il dettato poetico di Luca Crastolla si caratterizza per una precisione del “vocabolo” sempre più deciso nella direzione di una rottura del discorso e della grammatica. Tanto più esatto esso è, tanto più frastagliata è la sintassi, in quanto la versificazione, nel poeta pugliese, mantiene la sua quota nella voce, parola da cui deriva “vocabolo”. Prima che quest’ultimo si riduca a lemma e a elemento codificale, rivendica il suo ruolo di “urlo”. Questo singolare aspetto permette di riconoscere nella “voce” di Luca Crastolla una naturale “vocazione” non al racconto e alla didascalia (sempre evitata con accortezza da questo poeta) ma alla “denuncia” assimilando così la lezione di grandi poeti conterranei al Nostro come Vittorio Bodini, Vittorio Pagano, Antonio Verri e in parte Salvatore Toma. Da questo humus di premesse germina e si sviluppa questa interessantissima plaquette pubblicata per l'editore Gattogrigio, in cui il tentativo dell’urlo per diventare canto - vale a dire il tentativo di passare dal disagio al sublime della fatiscenza– fiorisce nell “incanto” di cui Luca, tuttavia, cerca di descrivere le “sorti” e quindi il percorso.
EAN
9788896314296
Data pubblicazione
2022 04 12
Lingua
ita
Pagine
64
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
170
Larghezza (mm)
120
Spessore (mm)
5
Peso (gr)
104
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