Se il giovane poeta di Nell'accampamento delle ombre" si chiedeva quando "l'intero sistema solare ci starà dentro di me", quello più maturo di "Elegia al nuovo mondo" riformula il dilemma da un'angolazione non più dicotomica bensì fenomenologica: "Io non sono più in me né il paesaggio in sé / insieme siamo un'altra cosa che non sappiamo". Per concludere, poi, in "Stelle equatoriali": "io ho questo che mi giunge dalla notte / dal vento dal mare / dalle sabbie del litorale / dalla luna equatoriale ed è questo che sono." Al termine del suo viaggio ulissiaco, il poeta ritorna alla provincia oscura, un ridotto di spettri su cui spira il sentore marcescente delle cose sfatte e dei desideri perduti. Ma è un'oscurità che necessariamente implica il suo opposto luminoso, l'insopprimibile persistenza di una reciprocità organica tra uomo e natura. Dalla nostra disponibilità a ingaggiarci in questo scambio sembra dipendere, alla fine, per Narlan Matos, la nostra salvezza." (Dall'introduzione di Giorgio Mobili)
EAN
9788897490173
Data pubblicazione
2016 06 21
Lingua
ita
Pagine
138
Tipologia
Libro rilegato
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