Dodici lettere per ricostruire, senza sconti, le ragioni del radicamento della ‘ndrangheta a Reggio Emilia, un’appassionata orazione civile per evitare gli errori del passato. Cosa c'entra la mafia con i furti? La rete criminale a Reggio Emilia nasce ai tempi del primo mercato illegale dell'eroina. La malavita locale di ladruncoli e sfruttatori di prostitute è diventata un grande mondo sotterraneo con i mafiosi al centro, diventati ricchi e imprenditori, nell’edilizia e nei trasporti, attirando anche altri imprenditori con le fatture false mentre lo Stato è rimasto silenzioso, fino a quando un gruppo di suoi dirigenti approdati in Emilia ed a Reggio ha sollevato il velo: la malavita organizzata vive in mezzo a noi. Nonostante i processi la gente non riesce a collegare la mafia alla criminalità comune che offre ai narcotrafficanti una platea di consumatori disponibili. I partiti vivendo quasi solo di sfide elettorali trascurano la vita quotidiana di tanti cittadini che sono schiacciati dalle preoccupazioni. Le insicurezze, da quella per i furti a quelle economiche fiaccano il morale, ma non dobbiamo arrenderci: una vita migliore, senza l’oppressione delle mafie, è possibile.
EAN
9788897992530
Data pubblicazione
2023 09 30
Lingua
ita
Pagine
312
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
209
Larghezza (mm)
141
Spessore (mm)
21
Peso (gr)
396
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Quel che resta di Reggio Emilia. Storie di reggiani e malfattori—