Fare filosofia significa, prima di tutto, occuparsi del linguaggio e delle lingue. Quando pensiamo a qualcosa, ma anche quando semplicemente percepiamo qualcosa, il “qualcosa” che percepiamo e a cui pensiamo è stato percepito e pensato attraverso la mediazione, tanto più invasiva quanto meno avvertita, dei pensieri che prendono forma nella lingua in cui pensiamo. E questo significa che non è possibile separare l’ontologia – il sapere relativo a ciò che è – dalla teoria del linguaggio, cioè dai discorsi su ciò che c’è. L’essere, per l’animale che parla, è inseparabile da quello che se ne dice. Ma che cos’è, propriamente, che c’è? C’è, per l’animale che parla ed è parlato dal linguaggio, ciò che lo stesso linguaggio ha deciso, sovranamente, che ci sia. È questa l’originaria e inaggirabile violenza del linguaggio, che non è quella contenuta in alcune particolari espressioni (ad esempio il cosiddetto hate speech), come se in linea di principio potesse esistere un modo di parlare non violento e neutrale; la violenza è insita nello stesso dispositivo linguistico, nella ‘sua’ decisione di dire il mondo in un certo modo anziché un altro. In questo senso, come diceva Roland Barthes, il linguaggio è fascista.
EAN
9788898367733
Data pubblicazione
2024 05 24
Lingua
ita
Pagine
148
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
170
Larghezza (mm)
130
Spessore (mm)
10
Peso (gr)
200
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