In verità, noi sappiamo tutto del nostro 'male' ma lo amiamo e, se non c'è. lo andiamo a cercare. Leggendo queste storie (reali, surreali, ironiche o drammatiche) v'accorgerete che, oltre le sigle, in fondo a ogni articolo, c'è di più: ci sfamo noi. Della stampa siamo le 'bellezze' che non mollano. Né ieri, né oggi e (forse) neanche domani. "E ne ne vale la pena?". "Ma almeno ti pagano?". "Sì, ma il tuo vero lavoro qual è?". Queste domande - e tante altre - hanno affollato e affollano la lunga e difficile strada professionale del giornalista. È così da sempre, e lo è ancor di più dopo la rivoluzione digitale. È così per tutti, e lo è ancor di più se si è donne. Diciassette giornaliste in diciassette racconti narrano momenti di vita e di carriera vissuta: gli inizi, gli ostacoli, i compromessi, le rinunce, ma anche le vittorie, la passione, gli amori, quel certo "non so che" che le obbliga ancora oggi, a distanza di anni, a non staccare l'orecchio dal telefono e le mani dalla tastiera. Perché il giornalismo, quello vero, era ed è una brutta malattia, una dipendenza difficile da curare, perché nel bene e nel male, facendo il verso al grande Humphrey Bogart, possiamo ancora affermare: "È la stampa, bellezze! E voi non potete farci niente! Niente!". Prefazione di Roberto Alajmo.
EAN
9788898395811
Data pubblicazione
2019 02 21
Lingua
ita
Pagine
160
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
200
Larghezza (mm)
130
Spessore (mm)
10
Peso (gr)
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