Narrativa che punta sui personaggi e sul racconto
Dante parlava di Commedia, e, in effetti, il suo racconto si conclude nel migliore dei modi: il protagonista al cospetto di Dio. Ma è davvero questo ciò che il destino ci preserva? Il fine ultimo è realmente il perfezionamento privato e pubblico? La Divina Tragedia descrive in versi l’ossimoro più banale e contorto: la vita. Il dono più grande, pressoché “divino”, che si riceve, ma anche ciò per cui, più di ogni altra cosa, si soffre, al pari di una Tragedia. Eppure, nella continua ricerca del dramma, nel gusto del dolore, si scorge il piacere, l’amore per il mondo e per le piccole cose. Un amore sfuggevole, che va e viene.
Dante parlava di Commedia, e, in effetti, il suo racconto si conclude nel migliore dei modi: il protagonista al cospetto di Dio. Ma è davvero questo ciò che il destino ci preserva? Il fine ultimo è realmente il perfezionamento privato e pubblico? La Divina Tragedia descrive in versi l’ossimoro più banale e contorto: la vita. Il dono più grande, pressoché “divino”, che si riceve, ma anche ciò per cui, più di ogni altra cosa, si soffre, al pari di una Tragedia. Eppure, nella continua ricerca del dramma, nel gusto del dolore, si scorge il piacere, l’amore per il mondo e per le piccole cose. Un amore sfuggevole, che va e viene.
Funziona bene per chi vuole entrare in una storia senza attriti inutili, lasciando che siano personaggi, atmosfera e sviluppo a guidare la lettura.
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