L’io che brucia (la scuola romana di poesia) uscì nel 1982, suscitando molto clamore. Si contrapponeva alla scuola milanese, che allora sembrava meno attiva di quella romana. Ricordo una bella recensione del compianto Geno Pampaloni. E critiche di Giovanni Raboni. L’editore Mondadori la voleva nella sua collana di poesia ma fu osteggiato dal direttore di quella collana. Uscì poi da Lerici. Raccoglie versi a cominciare da quelli di Corazzini, fino a Palazzeschi, Penna, Pasolini e il giovanissimo Magrelli. Ricompare in edizione limitata in occasione della mostra fotografica Poeti a Roma. Resi superbi dall’amicizia, a cura di Garrera e Patruno, che si è aperta al We Gil il 29 marzo e che si chiuderà il 23 giugno. L’io che brucia è un verso di Pasolini, che può riassumere anche la folta scuola romana di oggi, in eterna ricreazione e senza maestri. Il 16 giugno avverrà nella sala della mostra il Roman Poetry Festival, dove si leggeranno poesie su Roma. La speranza è quella che i poeti della città eterna possano uscire dalla loro solitudine, incontrarsi, stare insieme e sviluppare nuove amicizie, proprio come è accaduto per tutto il Novecento.
EAN
9788899290962
Data pubblicazione
2019 05 01
Lingua
ita
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
210
Larghezza (mm)
140
Spessore (mm)
30
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