Nel corso dell'800 i Castelli Romani conoscono un robusto movimento democratico che produce diverse amministrazioni rosse e riesce ad espugnare il collegio elettorale. Prima d'Azeglio e poi Salvemini li presentano però all'opinione pubblica italiana come un caso meridionale, estraneo a una modernità politica "fisiologica". L'a-normalità trova le sue ragioni non già in un tirocinio inadeguato, bensì nei conflitti attorno agli istituti stessi dell'integrazione politica e nel loro uso improprio ad opera di tutti i protagonisti. Adottando una prospettiva intersoggettiva che tiene conto dei punti di vista dei diversi attori e del loro reciproco condizionamento, il volume ricostruisce la scoperta della politica da parte delle popolazioni dell'area nel primo quarantennio di vita nazionale nel suo prender corpo all'interno del confronto/scontro tra, da un lato, il progetto di modernizzazione liberale e, dall'altro, i pregiudizi, gli stereotipi e gli interessi dei diversi segmenti della società locale.
EAN
9788899565114
Data pubblicazione
2016 02 01
Lingua
ita
Tipologia
Libro in brossura
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La rivoluzione entra a suon di banda. La scoperta della politica in alcune comunità laziali nell'Italia liberale (Castelli romani 1870-1913)—