Narrativa che punta sui personaggi e sul racconto
Afferma del proprio libro l’autrice, con rara efficacia: “La fabbrica dell’ovvio è un testo per i figli bastardi della post-industrializzazione. Versi apoplettici si alternano a viaggi fisici e astrali, il fascino dell’incognita incontra la banalità dell’ovvio. Richiami al Grande Spirito e alla perdizione delle feste dionisiache incontrano la contestazione politica e l’alienazione sociale. È una rinuncia alla moralità precostituita della società dei consumi, il disprezzo dell’appartenenza culturale che si fa inno al cosmopolitismo, un nichilismo attivo che si fa ode alla vita.”
Afferma del proprio libro l’autrice, con rara efficacia: “La fabbrica dell’ovvio è un testo per i figli bastardi della post-industrializzazione. Versi apoplettici si alternano a viaggi fisici e astrali, il fascino dell’incognita incontra la banalità dell’ovvio. Richiami al Grande Spirito e alla perdizione delle feste dionisiache incontrano la contestazione politica e l’alienazione sociale. È una rinuncia alla moralità precostituita della società dei consumi, il disprezzo dell’appartenenza culturale che si fa inno al cosmopolitismo, un nichilismo attivo che si fa ode alla vita.”
Funziona bene per chi vuole entrare in una storia senza attriti inutili, lasciando che siano personaggi, atmosfera e sviluppo a guidare la lettura.
Funziona bene per chi vuole entrare in una storia senza attriti inutili, lasciando che siano personaggi, atmosfera e sviluppo a guidare la lettura.