In un’Italia di confine, crocevia di lingue e identità, la rivista Femmina (1923–1925) si afferma come spazio discorsivo dirompente, capace di dare voce a soggettività escluse dalla narrazione ufficiale. Diretta da Ave Giorgianni e Ada Sestan, Femmina diventa laboratorio di scrittura e luogo di resistenza, dove le donne non solo scrivono, ma ridefiniscono il senso stesso dell’agire pubblico. Attraverso scelte linguistiche provocatorie, strategie editoriali audaci e una visione culturale transnazionale, il periodico promuove una contronarrazione che decostruisce stereotipi e modelli normativi. Questo volume ricostruisce la genealogia di un sapere marginale ma potente, restituendo centralità a esperienze intellettuali che hanno anticipato istanze teoriche del pensiero contemporaneo. Un’indagine storica e critica che invita a ripensare il ruolo delle donne nella costruzione della modernità, tra corpo, parola e memoria.
EAN
9788899951429
Data pubblicazione
2025 10 01
Lingua
ita
Pagine
352
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
210
Larghezza (mm)
150
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Voci di donne: la rivista Femmina nella Trieste degli anni Venti—