La rappresentazione del lager nazista è stata una delle più grandi sfide per la cinematografia del secondo dopoguerra. Una sfida che ha comportato strategie narrative, scelte formali e dilemmi etici legati allo sguardo con il quale il cinema si è rapportato ai campi. Attraverso un'indagine comparativa di una serie di opere audiovisive e fotografiche, la presente ricerca ricostruisce l'impervia strada percorsa da diversi cineasti alla ricerca della giusta distanza per ripensare, riprendere e rappresentare le barbarie dei campi. Dalla stroncatura di Kapò firmata Rivette all'americanizzazione del racconto, dall'iconoclastia del Lanzmann di Shoah all'«uscita dal nero dell'irrapresentabile» de Il figlio di Saul, la ricostruzione storico-filmografica viene affiancata dal coevo dibattito critico-filosofico. Un percorso che muove dalla liberazione (le immagini-prova), passando per l'era del testimone fino alle più recenti tesi sulle potenzialità inespresse dell'archivio (Didi-Huberman).
EAN
9791221800562
Data pubblicazione
2022 07 08
Lingua
ita
Pagine
168
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
210
Larghezza (mm)
140
Peso (gr)
250
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La rappresentazione cinematografica del lager nazista. Fra strategie narrative, scelte formali e limiti etici—