Nella seconda metà del Seicento, a Roma si assiste a un notevole incremento di prologhi e intermezzi, in cui trovano spazio i balli che, nell'economia generale dello spettacolo, costituiscono un momento espressivo e artistico per rappresentare le ansie, i desideri, le tensioni che non trovano dimensione nella trama della commedia. I balli esprimono emozioni attraverso il linguaggio del corpo, disegnando nello spazio figure ricche per significato all'interno di un complesso sistema di macchine scenotecniche del teatro barocco. La drammaturgia della danza, sottolineata nel volume, tiene conto per un verso dei testi teatrali ma, al contempo, considera il carattere non letterario, fatto di gesti e mimica espressivi, spesso menzionati nelle descrizioni degli intrattenimenti danzati, caratteristici di molti intermezzi e balli di questo periodo. Si tratta nella gran parte dai casi di "scritture extracorporee" che diventano l'espressione viva dell'identità aristocratica in ambientazioni cortigiane con l'aggiunta di elementi esotici o di epoca classica delle commedie per musica, palesemente "autoreferenziali" e legate alla committenza romana.
EAN
9791221800760
Data pubblicazione
2022 10 28
Lingua
ita
Pagine
176
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
240
Larghezza (mm)
170
Peso (gr)
350
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«Di mirar ballerini ch'habino si grand'arte». Drammaturgia dei balletti negli spettacoli teatrali nella Roma di fine Seicento—