In Italia, in pieno secolo XIX, il Romanticismo e il Risorgimento costituiscono un binomio inscindibile, perché la questione dell'indipendenza della nostra penisola e la lotta per raggiungere questo grande obbiettivo assumono una fisionomia politica, morale e letteraria. Ma se nel secolo precedente la cultura romantica era stata prerogativa della borghesia, la politica dell'Unità, con le estenuanti guerre d'indipendenza, coinvolge tutti i ceti sociali e la poesia viene scelta per comunicare le innovate idee politiche. A tale scopo nella letteratura viene modificata anche la lingua che risulta più vicina al parlato e, per accelerarne la circolazione, i versi sono accompagnati dalla musica, che nel contesto risorgimentale riveste un ruolo fondamentale, perché ha il potere di diffondere velocemente i concetti di rinnovamento politico e in particolare l'importanza della lotta per raggiungere l'obbiettivo: non dimentichiamo Giuseppe Verdi col suo "Nabucco", o i "Canti di Arnaldo", spesso definiti i Canti dei Ribelli, o i "Canti popolari" di Costantino Nigra. Proprio per questo, le canzoni popolari nascondono, sotto apparenze innocue, un contenuto rivoluzionario. Pure se di toni minori, la produzione poetica di questo periodo è molto abbondante ed efficace per la sua capacità di trasformare la società, tralasciando il carattere personale e intimistico che indaga sugli eterni dilemmi esistenziali per adottare nuovi temi più oggettivi e attuali. Infatti, alla scomparsa dell'amato figlio Riccardo, anche Arturo Vitale, poeta torrese dell'Ottocento, in un sonetto dedicato al giovane deceduto prematuramente così si interroga sulla morte: «È il dubbio antico... Chi, chi l'ha capito che v'è di là? L'eterna vita nuova o il nulla tenebroso, alto infinito». Ma con la diffusione della nuova cultura e degli ideali politico-patriottici, i poeti, compreso il nostro, rivalutano nuove forme di composizioni, quali canzoni, inni, ballate e novelle in versi, e sotto questo aspetto culturale Milano diventa un centro molto attivo, dove un cospicuo gruppo di intellettuali si stringe intorno alla figura di Alessandro Manzoni che aveva sposato, sin dalla giovane età, i concetti di libertà, di italianità e soprattutto la coscienza della grandezza della nostra "Bell'Italia". Ecco perché Arturo, per una fondamentale comunione d'intenti, inizia una corrispondenza col Poeta milanese, al quale si rivolge per un parere sui suoi componimenti.
EAN
9791222738253
Data pubblicazione
2024 04 29
Lingua
ita
Pagine
94
Tipologia
Libro in brossura
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La poesia patriottica-risorgimentale dell'Ottocento. Analisi testuale dei «Canti di Arnaldo» di Arturo Vitale con riferimento a una lettera al Manzoni—