L’eccidio di Bari dell’agosto 1910 si inquadra nel clima di repressione – esercitata in quegli anni dai governi giolittiani per mezzo delle forze di polizia –, delle lotte e delle rivendicazioni popolari, legate al rincaro dei fitti nel caso specifico, delle pigioni da corrispondere ai proprietari delle abitazioni, in molti casi, vere e proprie catapecchie, ma anche a quello più generale del costo dei viveri di prima necessità come la farina e il pane. La cronaca degli eventi del tempo evidenzia non solo le condizioni di estrema povertà delle masse proletarie pugliesi e lo sfruttamento agrario e padronale a cui erano sottoposte e la stessa mancanza di lavoro, ma anche e soprattutto, come si rileva proprio nell’eccidio analizzato dal saggio in oggetto, l’uso improprio – o l’abuso – delle armi da parte delle forze poliziesche che non esitano a usare violenza, sparare – e uccidere – su una folla inerme che reclamava soltanto i propri diritti. Una situazione – l’uso improprio della violenza e delle armi da parte di carabinieri e militari – che ci riporta a tempi più recenti e a una riflessione su fatti che non possono essere elusi.
EAN
9791254511107
Data pubblicazione
2023 01 23
Lingua
ita
Pagine
112
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
130
Larghezza (mm)
199
Spessore (mm)
19
Peso (gr)
146
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Il pane e il piombo. L'eccidio proletario di Bari del 1910—