Carmelo Bene non è stato solo un genio istrionico, ma un autentico filosofo post-nietzschiano, che ha trasformato la sua stessa esistenza in un "capolavoro vivente". In questa indagine illuminante, Flavio De Marco ci svela la sua rivoluzionaria "macchina attoriale" e il concetto di "assenza dalla scena" (o-skené), armi affilate per decostruire il "preconfezionato" e liberare il linguaggio attraverso la "discrittura". Dalle radici mistiche del "Sud del Sud dei Santi", Bene ha intrapreso una sfida radicale alla massificazione culturale e alla banalizzazione dell'esistenza. Per lui, l'arte è "sensazione" ed "eccedenza delle forme", un audace "rischio del pericolo" che non mira a "mostrare il mondo, ma annientarlo". Una "nuova narrazione" che traccia l'eredità di un Maestro vero, un Ribelle, che ci ha insegnato come "solo chi comprende e accetta la finitudine può aspirare all'infinito", lasciando "tracce" di un'arte che accetta di morire per rinascere, sempre diversa e irripetibile. Prefazione di Adriana Poli Bordone.
EAN
9791254622605
Data pubblicazione
2025 09 08
Lingua
ita
Pagine
134
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
21
Larghezza (mm)
15
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