World Press Photo 2024

Editore: Marsilio Arte

Connettere il mondo alle storie che contano” è lo slogan di quest’anno del World Press Photo Award, che riconosce e celebra, da quasi settant’anni, le migliori immagini di fotogiornalismo dell’anno. Selezionate da una giuria internazionale indipendente tra oltre 60mila candidature provenienti da 130 paesi, le opere vincitrici sono raccolte nel catalogo World Press Photo 2024 edito da Marsilio Arte. In questa pubblicazione toccante e talvolta sconvolgente, le fotografie mettono in luce il meglio del giornalismo visivo dell’ultimo anno. Suddivise in categorie tematiche, le immagini raccontano la profondità e la complessità del lavoro fotogiornalistico, mettendo il lettore a diretto contatto con immagini sensazionali, a volte scioccanti, che raccontano il nostro mondo e i problemi che la nostra società affronta quotidianamente. Quest'anno sono 33 i fotografi premiati, con 32 progetti che offrono una varietà di prospettive da tutto il mondo e testimoniano gli eventi che hanno caratterizzato l’anno appena trascorso. In un momento in cui la verità è contestata e spesso messa in discussione, le fotografie premiate raccontano storie coraggiose e offrono preziosi spunti di riflessione. Dalle zone di guerra alla lotta per i diritti civili, dall’emancipazione politica all’impatto visibile della crisi climatica queste immagini testimoniano l’importanza del fotogiornalismo e della fotografia documentaria. A vincere il premio per la stampa mondiale è A Palestinian Woman Embraces the Body of Her Niece del fotografo palestinese Mohammed Salem, già vincitore di precedenti edizioni del World Press Photo Award. Salem descrive questa foto come un «momento potente e triste che riassume il senso più profondo di ciò che stava accadendo nella Striscia di Gaza». L’immagine mostra Inas Abu Maamar (36 anni) che culla il corpo di sua nipote Saly (5 anni), uccisa insieme alla madre e alla sorella quando un missile israeliano ha colpito la loro casa a Khan Younis, Gaza. L’opera è stata scelta dalla giuria per la cura e il rispetto della composizione, un racconto visivo allo stesso tempo metaforico e letterale di una perdita inimmaginabile. http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632024p.jpg 20240503141607 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632024g.jpg 20240503141607 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632024.500.jpg 20240503141606 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632024.1000.jpg 20240503141604 6868716 9791254632031 Informazioni Editoriali 00 BC 280 222 31 1268 456 02 Stenne, Anne Pierre Huyghe. Liminal. Ediz. italiana Pierre Huyghe. Liminal. Ediz. italiana ita 20240524 20235149 Marsilio Arte 04 63.00 ASSOLTA 113913 Cataloghi AGA AFKN AGB AGC 3MPQZ 3MRB Huyghe, Pierre Superare i confini tra umano, animale e artificiale in un costante gioco di finzioni speculative e manipolazioni è il desiderio che anima l’opera dell’eclettico artista Pierre Huyghe (Parigi, 1962). In occasione della mostra personale allestita negli spazi di Punta della Dogana, visitabile fino al 24 novembre 2024, Marsilio Arte pubblica il volume Pierre Huyghe. Liminal a cura di Anne Stenne. L’esposizione offre al visitatore la possibilità di ammirare le più recenti creazioni dell’artista – come Liminal, l’inedita installazione progettata appositamente per Punta della Dogana – accanto a pezzi storici provenienti dalla Pinault Collection. Attingendo ai più recenti sviluppi di scienza e tecnologia, gli ibridi lavori di Huyghe trasformano Punta della Dogana in uno spazio espositivo dinamico e suggestivo, in costante trasformazione. «La mostra», sottolinea Bruno Racine, direttore di Palazzo Grassi – Punta della Dogana, «è anche il risultato di una proficua sinergia con il Leeum Museum di Seul, che la ospiterà nel 2025». Figura centrale della ricerca delle relazioni dell’arte con il non umano, fin dalle sue prime opere Huyghe adotta un’altra prospettiva rispetto a quella umana per lasciar emergere ciò che si trova al di fuori dalla nostra comprensione, fuori dalla nostra possibilità di farne esperienza. Le sue opere sono concepite come delle finzioni speculative che spesso si rivelano un’unione di diverse forme di intelligenza che apprendono, si modificano ed evolvono nel corso del percorso espositivo. Il catalogo ripercorre per intero la carriera dell’artista francese, dal 1993 a oggi, costituendo così la pubblicazione più completa sull’artista francese mai uscita in Italia. Apre il volume una conversazione tra Anne Stenne e Pierre Huyghe che ha come focus la mostra allestita a Punta della Dogana e la sua ideazione. In Un’accrezione sulle rovine della volontà il filosofo Tristan Garcia riflette sul confine tra volere e non volere, tra arte e natura attraverso puntuali riferimenti all’opera di Huyghe. Dalla proiezione all’incorporamento. Significazione e ripensamento concettuale è il saggio firmato dall’artista Patricia Reed, un’indagine filosofica che intreccia ragionamenti sulle strutture della conoscenza con la produzione creativa dell’artista. Il contributo del filosofo Tobias Rees, Esterni. Pierre Huyghe e l’umano, è una riflessione sullo status ontologico dell’essere umano che nasce dall’analisi di Exomind (2017 – in corso), opera di Huyghe che allude alla possibilità che la mente non sia una componente interna, bensì una realtà esterna all’uomo. Infine, la ricercatrice e curatrice Chiara Vecchiarelli racconta e approfondisce ne L’immaginale la peculiarità delle opere dell’artista francese, ossia la capacità di creare nuovi mondi alternativi. Chiude il catalogo la schedatura completa delle opere esposte in mostra, accompagnata da una breve biografia di Huyghe. http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632031p.jpg 20240521135845 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632031g.jpg 20240521135845 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632031.500.jpg 20240521135844 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632031.1000.jpg 20240521135843 6868717 9791254632048 Informazioni Editoriali 00 BB 258 220 18 396 172 02 Racine, Bruno;Parisi, Chiara Francesco (Jorge Mario Bergoglio) Con i miei occhi-With my eyes Con i miei occhi-With my eyes eng;ita 20240906 20235149 Marsilio Arte 04 35.00 ASSOLTA 113913 Cataloghi AGA JKVP JBSF1 3MRB Arte, poesia, umanità e diritti si intrecciano e si condensano nel volume Con i miei occhi, edito da Marsilio Arte, dedicato alla partecipazione del Padiglione della Santa Sede alla 60. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia. Si tratta di una realtà inedita e senza precedenti con l’apertura fisica e concettuale della Casa di Reclusione Femminile di Venezia – Giudecca, che vede il coinvolgimento e la partecipazione attiva delle detenute. Questo progetto apre prospettive nuove sulle dinamiche sociali e artistiche, sfidando pregiudizi e convenzioni, riflettendo sulle strutture di potere nell’arte e nelle istituzioni. Curato dal direttore di Palazzo Grassi Bruno Racine e da Chiara Parisi, direttrice del Centre Pompidou-Metz, e realizzato sotto la direzione artistica di Irma Boom, il catalogo documenta il dialogo attivo che si è instaurato tra le donne detenute che abitano questo luogo e gli otto artisti di fama internazionale coinvolti nel progetto: Maurizio Cattelan, Claire Fontaine, Bintou Dembélé, Simone Fattal, Sonia Gomes, Corita Kent, Marco Perego e Zoe Saldana, Claire Tabouret. Il titolo della pubblicazione è tratto da un frammento di poesia che riprende un antico testo sacro e una poesia elisabettiana. “Io non ti amo coi miei occhi” (Shakespeare, Sonetto 14) risuona con i versetti 42.5 del Libro di Giobbe “I miei occhi ti hanno veduto”, in una dissolvenza incrociata, che sfuma in un’azione dove il vedere è sinonimo di toccare con lo sguardo, di abbracciare con l’occhio, di far dialogare la vista e la percezione. Il volume si apre con una prefazione di Papa Francesco e ospita un contributo del Cardinale José Tolentino de Mendonça, dal titolo Quando ti abbiamo visto? Prosegue, poi, con un ricco testo curatoriale che sviscera il progetto avvalendosi delle testimonianze degli artisti coinvolti, di Olivian Cha e Nellie Scott (Corita Art Center, Los Angeles), delle detenute e dello staff del carcere: «Scegliendo un carcere in attività», scrivono i curatori, «si è voluto andare oltre una proposta artistica che avrebbe raggiunto solo il pubblico internazionale dell’arte contemporanea; il nostro obiettivo è stato quello di impegnarci in un’esperienza umana ricca e complessa, in cui gli esclusi dalla società fossero protagonisti. In breve, dimostrare fattivamente come l’arte possa cambiare la vita, cambiare il modo in cui i visitatori guardano questo universo in linea di principio impenetrabile e il modo in cui le detenute guardano sé stesse. Il titolo proposto, Con i miei occhi, evoca questa riflessione, una conversione dello sguardo a cui l’arte ci invita e a cui conferisce la sua piena dimensione». Una conversazione inedita tra Hans Ulrich Obrist e Julia Kristeva affronta invece i temi dell’arte come «contaminazione di significato e sensi di trionfo dell’esperienza soggettiva del mondo», ma anche dell’epifania come punto di fuga dell’incontro con l’arte. A completare il catalogo, un ricco apparato iconografico include le fotografie di Marco Cremascoli, che narrano i luoghi dell’esposizione e le opere in mostra, e le fotografie di Juergen Teller, il quale ha documentato la storica visita di Papa Francesco al Padiglione della Santa Sede; la testimonianza di questo evento è arricchita dal testo che lo stesso Papa ha letto durante l’udienza del 28 aprile 2024 alla Casa di reclusione. http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632048p.jpg 20240826102326 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632048g.jpg 20240826102326 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632048.500.jpg 20240826102326 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632048.1000.jpg 20240826102325 6868718 9791254632055 Informazioni Editoriali 00 BC 280 222 32 1256 456 02 Stenne, Anne Pierre Huyghe. Liminal. Ediz. inglese Pierre Huyghe. Liminal. Ediz. inglese eng 20240524 20235149 Marsilio Arte 04 63.00 ASSOLTA AGA AFKN AGB AGC 3MPQZ 3MRB Huyghe, Pierre Superare i confini tra umano, animale e artificiale in un costante gioco di finzioni speculative e manipolazioni è il desiderio che anima l’opera dell’eclettico artista Pierre Huyghe (Parigi, 1962). In occasione della mostra personale allestita negli spazi di Punta della Dogana, visitabile fino al 24 novembre 2024, Marsilio Arte pubblica il volume Pierre Huyghe. Liminal a cura di Anne Stenne. L’esposizione offre al visitatore la possibilità di ammirare le più recenti creazioni dell’artista – come Liminal, l’inedita installazione progettata appositamente per Punta della Dogana – accanto a pezzi storici provenienti dalla Pinault Collection. Attingendo ai più recenti sviluppi di scienza e tecnologia, gli ibridi lavori di Huyghe trasformano Punta della Dogana in uno spazio espositivo dinamico e suggestivo, in costante trasformazione. «La mostra», sottolinea Bruno Racine, direttore di Palazzo Grassi – Punta della Dogana, «è anche il risultato di una proficua sinergia con il Leeum Museum di Seul, che la ospiterà nel 2025». Figura centrale della ricerca delle relazioni dell’arte con il non umano, fin dalle sue prime opere Huyghe adotta un’altra prospettiva rispetto a quella umana per lasciar emergere ciò che si trova al di fuori dalla nostra comprensione, fuori dalla nostra possibilità di farne esperienza. Le sue opere sono concepite come delle finzioni speculative che spesso si rivelano un’unione di diverse forme di intelligenza che apprendono, si modificano ed evolvono nel corso del percorso espositivo. Il catalogo ripercorre per intero la carriera dell’artista francese, dal 1993 a oggi, costituendo così la pubblicazione più completa sull’artista francese mai uscita in Italia. Apre il volume una conversazione tra Anne Stenne e Pierre Huyghe che ha come focus la mostra allestita a Punta della Dogana e la sua ideazione. In Un’accrezione sulle rovine della volontà il filosofo Tristan Garcia riflette sul confine tra volere e non volere, tra arte e natura attraverso puntuali riferimenti all’opera di Huyghe. Dalla proiezione all’incorporamento. Significazione e ripensamento concettuale è il saggio firmato dall’artista Patricia Reed, un’indagine filosofica che intreccia ragionamenti sulle strutture della conoscenza con la produzione creativa dell’artista. Il contributo del filosofo Tobias Rees, Esterni. Pierre Huyghe e l’umano, è una riflessione sullo status ontologico dell’essere umano che nasce dall’analisi di Exomind (2017 – in corso), opera di Huyghe che allude alla possibilità che la mente non sia una componente interna, bensì una realtà esterna all’uomo. Infine, la ricercatrice e curatrice Chiara Vecchiarelli racconta e approfondisce ne L’immaginale la peculiarità delle opere dell’artista francese, ossia la capacità di creare nuovi mondi alternativi. Chiude il catalogo la schedatura completa delle opere esposte in mostra, accompagnata da una breve biografia di Huyghe. http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632055p.jpg 20240521135845 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632055g.jpg 20240521135845 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632055.500.jpg 20240521135844 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632055.1000.jpg 20240521135843 6868719 9791254632062 Informazioni Editoriali 00 BC 280 222 31 1260 456 02 Stenne, Anne Pierre Huyghe. Liminal. Ediz. francese Pierre Huyghe. Liminal. Ediz. francese fre 20240524 20235149 Marsilio Arte 04 63.00 ASSOLTA AGA AFKN AGB AGC 3MPQZ 3MRB Huyghe, Pierre Superare i confini tra umano, animale e artificiale in un costante gioco di finzioni speculative e manipolazioni è il desiderio che anima l’opera dell’eclettico artista Pierre Huyghe (Parigi, 1962). In occasione della mostra personale allestita negli spazi di Punta della Dogana, visitabile fino al 24 novembre 2024, Marsilio Arte pubblica il volume Pierre Huyghe. Liminal a cura di Anne Stenne. L’esposizione offre al visitatore la possibilità di ammirare le più recenti creazioni dell’artista – come Liminal, l’inedita installazione progettata appositamente per Punta della Dogana – accanto a pezzi storici provenienti dalla Pinault Collection. Attingendo ai più recenti sviluppi di scienza e tecnologia, gli ibridi lavori di Huyghe trasformano Punta della Dogana in uno spazio espositivo dinamico e suggestivo, in costante trasformazione. «La mostra», sottolinea Bruno Racine, direttore di Palazzo Grassi – Punta della Dogana, «è anche il risultato di una proficua sinergia con il Leeum Museum di Seul, che la ospiterà nel 2025». Figura centrale della ricerca delle relazioni dell’arte con il non umano, fin dalle sue prime opere Huyghe adotta un’altra prospettiva rispetto a quella umana per lasciar emergere ciò che si trova al di fuori dalla nostra comprensione, fuori dalla nostra possibilità di farne esperienza. Le sue opere sono concepite come delle finzioni speculative che spesso si rivelano un’unione di diverse forme di intelligenza che apprendono, si modificano ed evolvono nel corso del percorso espositivo. Il catalogo ripercorre per intero la carriera dell’artista francese, dal 1993 a oggi, costituendo così la pubblicazione più completa sull’artista francese mai uscita in Italia. Apre il volume una conversazione tra Anne Stenne e Pierre Huyghe che ha come focus la mostra allestita a Punta della Dogana e la sua ideazione. In Un’accrezione sulle rovine della volontà il filosofo Tristan Garcia riflette sul confine tra volere e non volere, tra arte e natura attraverso puntuali riferimenti all’opera di Huyghe. Dalla proiezione all’incorporamento. Significazione e ripensamento concettuale è il saggio firmato dall’artista Patricia Reed, un’indagine filosofica che intreccia ragionamenti sulle strutture della conoscenza con la produzione creativa dell’artista. Il contributo del filosofo Tobias Rees, Esterni. Pierre Huyghe e l’umano, è una riflessione sullo status ontologico dell’essere umano che nasce dall’analisi di Exomind (2017 – in corso), opera di Huyghe che allude alla possibilità che la mente non sia una componente interna, bensì una realtà esterna all’uomo. Infine, la ricercatrice e curatrice Chiara Vecchiarelli racconta e approfondisce ne L’immaginale la peculiarità delle opere dell’artista francese, ossia la capacità di creare nuovi mondi alternativi. Chiude il catalogo la schedatura completa delle opere esposte in mostra, accompagnata da una breve biografia di Huyghe. http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632062p.jpg 20240521151458 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632062g.jpg 20240521151458 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632062.500.jpg 20240521151457 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632062.1000.jpg 20240521151455 6868720 9791254632079 Informazioni Editoriali 00 BC 243 171 14 378 128 02 Mele, Paolo;Zecchi, Claudio;Veronesi, Lucia Lucia Veronesi. La desinenza estinta Lucia Veronesi. La desinenza estinta ita 20240517 20235149 Marsilio Arte 04 26.00 ASSOLTA AGA AGB AGC 3MRBH Veronesi, Lucia Una civiltà resa afona dalle rimozioni: questo lo sguardo contemporaneo che Lucia Veronesi (Mantova, 1976) descrive in La desinenza estinta, un progetto artistico incentrato sulla cancellazione culturale che spazia tra scienza, linguaggio e attivismo. Vincitore della dodicesima edizione (2023) di Italian Council, programma che promuove l’arte contemporanea italiana nel mondo, l’opera entrerà nelle collezioni civiche del Museo Ca’ Pesaro di Venezia. La desinenza estinta consiste in una riflessione sul rapporto tra la storia della scienza al femminile, le implicazioni sociopolitiche, la botanica e l’estinzione del linguaggio. Tre sono le componenti del progetto, complementari ma allo stesso tempo autonome: un grande arazzo jacquard, che riassume l’esito della ricerca d’archivio svolta dall’artista tra il 2023 e il 2024; un’installazione video che documenta il processo creativo dell’opera; il volume Lucia Veronesi. La desinenza estinta, edito da Marsilio Arte a cura di Paolo Mele e Claudio Zecchi, rispettivamente direttore e direttore artistico di Ramdom, e dall’artista stessa. Questi tre elementi dialogano tra di loro e si integrano l’uno con l’altro, creando così una narrazione visiva che attraverso collage, disegni e foto di archivio evoca immagini del passato e solleva interrogativi sul presente, in cui le illustrazioni sono le vere protagoniste e il filo narrativo del racconto. La pubblicazione ripercorre le ricerche compiute da Lucia Veronesi tra Londra, Zurigo e Trondheim, offrendo un vero e proprio strumento di ricerca che accompagna il lettore in un viaggio visivo complementare al lavoro sviluppato con l’arazzo e il video. Apre il volume il contributo firmato da Veronesi La desinenza estinta, in cui viene illustrato e approfondito l’omonimo progetto artistico. L’opera, infatti, si sviluppa su tre livelli: il primo si ispira a uno studio sulle lingue indigene e sulla perdita delle conoscenze medicinali condotto da Rodrigo Càmara-Leret e Jordi Bascompte dell’Università di Zurigo. Il secondo livello riguarda le donne che si sono occupate di botanica dal Settecento al Novecento, ossia le scienziate e artiste-illustratrici che hanno raccolto esemplari di piante ignote contribuendo alla loro classificazione, catalogazione e studio. Il terzo livello del progetto si ispira ad Hannah Ryggen, un’importante artista norvegese del Novecento che nei suoi arazzi seppe far convergere istanze politiche e soluzioni formali, portando la tecnica della tessitura ai gradi più sofisticati dell’arte contemporanea. Segue il saggio dell’antropologo Manfredi Bortoluzzi, La foresta delle parole perdute. Arte e antropologia nella Desinenza estinta di Lucia Veronesi, un’indagine sulla multidisciplinarità e sul rapporto tra arte e antropologia nell’opera di Veronesi. Il filosofo, curatore e teorico d'arte contemporanea Marco Senaldi condensa in La desinenza in A. La desinenza estinta di Lucia Veronesi e l’eclissi della memoria una riflessione sullo stretto legame tra linguaggio e denominazione botanica, e del contributo delle donne nello studio di questa scienza. I prati della conoscenza è il saggio di Solveig Lønmo, in cui la storica dell’arte e curatrice norvegese analizza la pratica creativa dell’artista tessile Hannah Ryggen (1894-1970) e la sua influenza sull’arazzo che compone il progetto di Veronesi. Completano il catalogo l’indice delle immagini e una raccolta di brevi biografie delle esploratrici, botaniche e illustratrici citate nel volume. http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632079p.jpg 20240503141607 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632079g.jpg 20240503141607 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632079.500.jpg 20240503141606 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632079.1000.jpg 20240503141604 6868721 9791254632086 Informazioni Editoriali 00 BB 246 175 18 564 128 02 Gnoli, Sofia Rara avis. Moda in volo alle Uccelliere Farnesiane. Ediz. italiana e inglese Rara avis. Moda in volo alle Uccelliere Farnesiane. Ediz. italiana e inglese eng;ita 20240503 20235149 Marsilio Arte 04 24.00 ASSOLTA 113913 Cataloghi AKT AGNA AJC AGC Di magia e metamorfosi parlano gli abiti e gli accessori protagonisti della mostra Rara Avis. Moda in volo alle Uccelliere Farnesiane, dedicata all’arcana corrispondenza che lega la moda al mondo ornitologico. In occasione dell’esposizione visitabile dal 24 aprile al 21 luglio 2024 alle Uccelliere Farnesiane sul Palatino, Marsilio Arte pubblica il catalogo Rara Avis. Moda in volo alle Uccelliere Farnesiane a cura di Sofia Gnoli, studiosa di moda e curatrice della mostra. Grazie alle ricche illustrazioni e ai testi di Emanuele Coccia, Karen Van Godtsenhoven, Peter McNeil, Natsumi Nonaka e Simona Segre-Reinach, il volume accompagna il lettore alla scoperta di una vera e propria ornitologia della couture, in un creativo e fantasioso dialogo tra mondo umano e mondo animale. Inquietanti o benevoli, comunque metaforici, gli uccelli fanno parte del lessico delle apparenze sin dall’antichità. Pappagalli, aquile, struzzi e pavoni hanno periodicamente incantato cavalieri e regine, principesse e muse del gusto. Attraverso le stupefacenti creazioni di celebri e innovativi designer, da Dior a Gucci, da Jean-Paul Gaultier a Thierry Mugler, da Chanel a Schiaparelli, come una contemporanea Wunderkammer Rara Avis. Moda in volo alle Uccelliere Farnesiane racconta un percorso suggestivo che si snoda tra abiti-uccello visionari ed eccentrici e accessori piumati. Apre il volume il contributo Rara Avis. Moda in volo alle Uccelliere Farnesiane della curatrice Gnoli, in cui un excursus storico sul rapporto tra moda e mondo ornitologico fa da spunto per un approfondito racconto della mostra e del percorso espositivo. La storica dell’arte Natsumi Nonaka in Le Uccelliere Farnesiane sul Palatino a Roma analizza questi due padiglioni gemelli che sorgono sul colle romano, ripercorrendone la storia e gli utilizzi. Livree da sogno. L’abito come luogo di metamorfosi è il saggio del filosofo Emanuele Coccia, una riflessione storico-antropologica sul rapporto tra moda, metamorfosi e mondo ornitologico. Karen Van Godtsenhoven firma Donne alate, moda e femminismo, testo in cui l’autrice indaga sull’immagine metaforica della donna-uccello come riflesso del fluttuante status del femminile nella società per le sue associazioni con purezza, sessualità, vizio, fragilità, morte, rinascita e immortalità. Segue il contributo Leggera come una piuma: la moda tra desiderio e disgusto dello studioso Peter McNeil, in cui viene affrontata la funzione sociale e culturale delle piume nel promuovere idee sull’abbigliamento e sul corpo umano. Volare alto. Verso un’industria più etica e responsabile è il testo di Simona Segre-Reinach che descrive la il progresso e le conquiste raggiunte nel campo della protezione degli animali impiegati nella moda, dagli uccelli a quelli da pelliccia. Completa il catalogo l’elenco delle opere in mostra. Rara Avis. Moda in volo alle Uccelliere Farnesiane, è una narrazione che stimola la fantasia e accompagna il lettore verso mondi lontani nel tempo e nello spazio, quasi paradisi terrestri, in una riflessione sul rapporto tra uomo e natura. «Abiti alati e accessori “aviari” fanno parte di un vocabolario allegorico dai molteplici significati» spiega Sofia Gnoli, «simbolo di contrastanti allusioni – paura, bellezza, prigione e libertà – che ha incantato nei secoli scrittori e filosofi, artisti e fashion designer». http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632086p.jpg 20240418120634 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632086g.jpg 20240418120634 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632086.500.jpg 20240418120632 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632086.1000.jpg 20240418120630 6868722 9791254632093 Informazioni Editoriali 00 BC 303 238 17 704 80 02 Rylands, Philip Eduard Angeli. Silentium Eduard Angeli. Silentium ita 20240503 20235149 Marsilio Arte 04 30.00 ASSOLTA 113913 Cataloghi AGA AFC AGB AGC 3MRB Angeli, Eduard Silenziosa, enigmatica e inquietante immobilità. Ecco ciò che trasmettono le vedute dipinte da Eduard Angeli (Vienna, 1942), raccolte nel catalogo edito da Marsilio Arte e raccontate attraverso le parole del curatore Philip Rylands, dello storico dell’arte Klaus Albrecht Schröder e del critico d’arte Marco Meneguzzo. Il volume Eduard Angeli. Silentium è pubblicato in occasione dell’omonima mostra promossa dalla Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, visitabile al Magazzino del Sale alle Zattere veneziane dal 13 aprile al 24 novembre 2024. L’esposizione presenta quattordici vedute, principalmente veneziane, di grandi dimensioni: immagini diurne e notturne, a volte di paesaggi e di edifici. Tutte le opere esposte sono accomunate dalla assenza di figure umane, come dimostrano Il bar (2006), Il faro (2013) e La lanterna (2023). Figura di spicco nel panorama artistico contemporaneo, Eduard Angeli vanta un lungo sodalizio spirituale con la città di Venezia: a partire dal 2001, infatti, l’artista frequenta assiduamente e per lunghi periodi la città lagunare, per poi stabilirsi in una casa-atelier al Lido. Proprio da qui Angeli dà inizio a un ciclo pittorico che si sviluppa negli anni e che trasforma la città nella protagonista delle sue opere. Apre il catalogo il contributo Eduard Angeli. Silentium, in cui le parole del curatore Philip Rylands guidano il lettore alla scoperta della pratica artistica di Angeli, in un’attenta e approfondita riflessione sull’influenza di Venezia nell’immaginario del pittore austriaco. Klaus Albrecht Schröder dedica le pagine del suo testo Il silenzio di Eduard Angeli a uno dei temi più indagati dall’artista: il mito del silenzio e della malinconia. Marco Meneguzzo in La nostalgia dell’orizzonte riflette sulla differenza tra nostalgia e malinconia, due sentimenti che permeano le opere di Angeli. Chiudono il catalogo le immagini delle opere in mostra e di una decina di altre tele selezionate, completate da una sezione di apparati contenente una biografia dell’artista e la cronologia completa delle mostre e delle collezioni che ospitano le sue opere. Le rappresentazioni enigmatiche di Angeli raccontano una Venezia inedita: volatile, misteriosa, quasi fuori dal tempo. Da oltre cinquant’anni, infatti, al centro della produzione artistica di Angeli c’è il tema del silenzio, della malinconia. «A eccezione di alcuni primi dipinti – ricorda Schröder – Angeli non ha mai smesso di dedicarsi all’immobilità del mondo. Da oltre vent’anni ritrova questo tema nel mito della città morta. Questi quadri sono visioni interiori di un silenzio crepuscolare e fanno di Angeli una figura straordinaria nel panorama artistico contemporaneo». http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632093p.jpg 20240418120634 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632093g.jpg 20240418120634 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632093.500.jpg 20240418120632 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632093.1000.jpg 20240418120630 6868725 9791254632123 Informazioni Editoriali 00 BC 240 161 18 664 192 02 Gasparotto, Davide;Salomon, Xavier La chiesa di San Sebastiano a Venezia. Guida La chiesa di San Sebastiano a Venezia. Guida ita 20240607 20235149 Marsilio Arte 04 22.00 ASSOLTA AGA AFCM AGB ABC 1DST-IT-NVE 6RC Veronese (Il) «La chiesa di San Sebastiano è un tempio dedicato all’arte di Paolo Veronese. Dipingendo con tecniche e su superfici diverse, ad olio su tela e su tavola e a fresco e tempera su intonaco, il suo pennello ha dato vita a soffitto e pareti». David Rosand Stupefacente, totalizzante e ardito sono solo alcuni degli aggettivi che possono descrivere l’eccezionale apparato decorativo che Paolo Veronese dipinse all’interno della chiesa di San Sebastiano, uno dei più straordinari gioielli del Rinascimento veneziano. In occasione della più recente campagna di restauro promossa e finanziata da Save Venice Inc., una non profit americana che da più di cinquant’anni si dedica alla conservazione del patrimonio storico-artistico veneziano, Marsilio Arte pubblica La chiesa di San Sebastiano. Guida, a cura di Davide Gasparotto e Xavier Salomon. «Dalle immagini del 2006 sul soffitto ligneo al restauro delle cappelle absidali del 2024» sottolinea Fredrick Ilkman, presidente di Save Venice «la campagna di restauri ha toccato praticamente ogni angolo di questo meraviglioso edificio». Fondata come ex voto contro la peste del 1464 e riedificata a partire dal 1506 sotto la direzione di Antonio Scarpagnino, la chiesa di San Sebastiano deve la sua unicità alla straordinaria decorazione interna realizzata tra il 1550 e il 1570 da Paolo Veronese, uno dei massimi interpreti del Cinquecento italiano, a cui si aggiungono opere di molti degli artisti più importanti della Venezia dell’epoca quali Tiziano, Jacopo Sansovino, Andrea Schiavone e Alessandro Vittoria. Tutto a San Sebastiano porta l’inconfondibile impronta del Veronese, dagli affreschi monumentali alle grandi tele, dagli altari ai fregi, rendendola una sorta di sua opera totale. È proprio questa decorazione con le sue ardite scenografie a trompe l’œil e gli spregiudicati effetti illusionistici a fare di questa chiesa l’indiscusso capolavoro dell’artista. I testi di Xavier Salomon, Davide Gasparotto, Gabriele Matino e Melissa Conn, accompagnati dalle fotografie di Matteo de Fina, guidano il lettore attraverso i vari ambienti della chiesa, dalla facciata all’atrio, dalle navate alla sacrestia, dal presbiterio al coro, in un vero e proprio percorso visivo alla riscoperta di questo piccolo gioiello veneziano. http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632123p.jpg 20240523165140 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632123g.jpg 20240523165140 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632123.500.jpg 20240523165138 6868726 9791254632130 Informazioni Editoriali 00 BC 240 162 18 660 192 02 Gasparotto, Davide;Salomon, Xavier The Church of San Sebastiano in Venice. A guide The Church of San Sebastiano in Venice. A guide eng 20240607 20235149 Marsilio Arte 04 22.00 ASSOLTA AGA AFCM AGB ABC 1DST-IT-NVE 6RC Veronese (Il) Stupefacente, totalizzante e ardito sono solo alcuni degli aggettivi che possono descrivere l’eccezionale apparato decorativo che Paolo Veronese dipinse all’interno della chiesa di San Sebastiano, uno dei più straordinari gioielli del Rinascimento veneziano. In occasione della più recente campagna di restauro promossa e finanziata da Save Venice Inc., una non profit americana che da più di cinquant’anni si dedica alla conservazione del patrimonio storico-artistico veneziano, Marsilio Arte pubblica La chiesa di San Sebastiano. Guida, a cura di Davide Gasparotto e Xavier Salomon. «Dalle immagini del 2006 sul soffitto ligneo al restauro delle cappelle absidali del 2024» sottolinea Fredrick Ilkman, presidente di Save Venice «la campagna di restauri ha toccato praticamente ogni angolo di questo meraviglioso edificio». Fondata come ex voto contro la peste del 1464 e riedificata a partire dal 1506 sotto la direzione di Antonio Scarpagnino, la chiesa di San Sebastiano deve la sua unicità alla straordinaria decorazione interna realizzata tra il 1550 e il 1570 da Paolo Veronese, uno dei massimi interpreti del Cinquecento italiano, a cui si aggiungono opere di molti degli artisti più importanti della Venezia dell’epoca quali Tiziano, Jacopo Sansovino, Andrea Schiavone e Alessandro Vittoria. Tutto a San Sebastiano porta l’inconfondibile impronta del Veronese, dagli affreschi monumentali alle grandi tele, dagli altari ai fregi, rendendola una sorta di sua opera totale. È proprio questa decorazione con le sue ardite scenografie a trompe l’œil e gli spregiudicati effetti illusionistici a fare di questa chiesa l’indiscusso capolavoro dell’artista. I testi di Xavier Salomon, Davide Gasparotto, Gabriele Matino e Melissa Conn, accompagnati dalle fotografie di Matteo de Fina, guidano il lettore attraverso i vari ambienti della chiesa, dalla facciata all’atrio, dalle navate alla sacrestia, dal presbiterio al coro, in un vero e proprio percorso visivo alla riscoperta di questo piccolo gioiello veneziano. http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632130p.jpg 20240523165140 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632130g.jpg 20240523165140 http://www.ibuk.it/irj/go/km/docs/arwimages/9791/254/632/9791254632130.500.jpg 20240523165138 6868727 9791254632147 Informazioni Editoriali 00 BB 306 252 28 1770 288 02 Bonacossa, Ilaria;Agliottone, Marianna;D’Orazio, Costantino;Pirrelli, Marilena Il segno dell’arte nelle imprese. Le collezioni corporate italiane per l’arte moderna e contemporanea Il segno dell’arte nelle imprese. Le collezioni corporate italiane per l’arte moderna e contemporanea ita 20240517 20235149 Marsilio Arte 04 50.00 ASSOLTA AGA AGC 1DST 3MN 3MP 3MR Con la pubblicazione di Il segno dell’arte nelle imprese", Confindustria presenta una mappatura delle collezioni di opere di arte moderna e contemporanea delle aziende italiane, sottolineando il loro impegno nella promozione e nella valorizzazione della scena artistica italiana e internazionale. Edito da Marsilio Arte, il volume documenta la ricchezza di un patrimonio artistico – spesso poco conosciuto – legato allo sviluppo industriale del Paese, mettendo in luce il ruolo delle imprese italiane come promotori di produzione e ricchezza culturale. La curatrice Ilaria Bonacossa, in collaborazione con la curatrice e critica d’arte Marianna Agliottone, lo storico dell’arte Costantino D’Orazio e la giornalista Marilena Pirrelli, ha selezionato un nucleo di aziende impegnate in maniera attiva in progetti di mecenatismo per le arti visive. Il progetto, lanciato dal Gruppo Tecnico Cultura di Confindustria, promuove e incentiva una rappresentanza imprenditoriale consapevole come motore di crescita non solo economica ma anche civile, sociale e culturale. Uno dei modi più affascinanti, e al momento anche meno valorizzati, con cui le imprese portano avanti il proprio impegno per l’arte è il collezionismo corporate, che consente di migliorare il benessere organizzativo, i rapporti di filiera e di fornitura e di consolidare l’empatia con la propria comunità. Il primo passo per sostenere concretamente questi patrimoni d’arte privati è conoscere da vicino le opere di valore custodite dalle imprese. Il volume si concentra su collezioni di arte moderna e contemporanea italiana e internazionale, con opere di artisti affermati ed emergenti. Non vengono censite soltanto le corporate art collection ma, in un’ottica più ampia e in una possibile prospettiva internazionale, viene evidenziato anche l’impegno che moltissime imprese portano avanti per sostenere l’arte e i giovani artisti. Partendo dalle passioni culturali degli imprenditori, il progetto promuove una grande operazione culturale e comunicativa per valorizzare il patrimonio artistico e la sua rivitalizzazione, anche in chiave contemporanea, attraverso i talenti degli artisti e il sostegno dei privati.

EAN

9791254632024

Data pubblicazione

2024 05 17

Lingua

ita

Pagine

208

Tipologia

Libro rilegato

Altezza (mm)

252

Larghezza (mm)

196

Spessore (mm)

23

Peso (gr)

856

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