Il "cavalluccio di Troia" è il giocattolo che Odisseo donò ad Alessandro arrivato da poco a Troia, ormai quindicenne. Uno simile, ma quando aveva quattro o cinque anni, gliel'aveva già regalato il nonno in occasione delle Lenee, il regalo più bello mai ricevuto. L'aveva chiamato Pegaso. Era il suo orgoglio e con le sue ali sognava di conquistare il mondo. L'aveva lasciato a casa, appoggiato al muro vicino alla finestra. Alessandro era dovuto partire per raggiungere il fronte nella guerra più futile e inutile e proprio per questo simbolica di tutte le altre. L'avevano convinto che non avrebbe corso rischi, che la guerra vera la facevano gli adulti, che era una straordinaria occasione per vedere da vicino i grandi eroi del mito. Ma la prima cosa che imparerà a Troia è che la guerra era inclusiva, coinvolgeva tutti, uomini, donne, vecchi e ragazzi, e che non si sarebbe conclusa mai né con duelli né con scontri alla luce del sole. Non sarebbe servito a nulla che Patroclo si travestisse da Achille, che Ettore uccidesse il finto Achille o che il vero Achille uccidesse e straziasse Ettore. La guerra non sarebbe finita. Per far crollare Troia bastava una sola notte, bastavano pochi eroi ma clandestini, nascosti dentro un giocattolo come quelli donati ad Alessandro dal nonno e da Odisseo, però più cresciuto, non più un cavalluccio, ma un gigantesco cavallo di Troia.
EAN
9791254747698
Data pubblicazione
2025 07 14
Lingua
ita
Pagine
156
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
210
Larghezza (mm)
140
Peso (gr)
211
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