Dino Campana, autore dei "Canti orfici", uno dei più importanti componimenti letterari del Novecento, condusse una vita nella marginalità sociale, che lo portò prima in carcere, poi in manicomio, dove morì nella solitudine della follia reclusa. La sua vicenda umana colpisce, per quanto in lui la genialità letteraria abbia convissuto con una condizione di indubbia follia. Nel mondo dell'arte - e non solo in quello - sono tanti gli esempi di vita nei quali genio e follia convivono nello stesso autore; si tratta di un fenomeno del quale facciamo esperienza, ad esempio, di fronte ai dipinti di Vincent Van Gogh, alle sinfonie di Robert Schumann, o ai componimenti di Edgar Allan Poe. Malgrado ciò, a più di un secolo dalla prima pubblicazione dei "Canti orfici", il dilemma tra genio e follia in Dino Campana fa ancora discutere, come si trattasse di un problema controverso e insolvibile. Per alcuni, come Umberto Saba, egli fu matto e nient'altro che matto, e anzi venne scambiato per un vero poeta; per altri, come Sebastiano Vassalli, furono i conterranei, la madre e i suoi familiari, gli intellettuali del suo tempo e addirittura gli psichiatri a volerlo pazzo.
EAN
9791255231943
Data pubblicazione
2025 03 20
Lingua
ita
Pagine
184
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
210
Larghezza (mm)
140
Spessore (mm)
18
Peso (gr)
350
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Il sangue del fanciullo. Dino Campana e la sintesi magica—