Il mondo va guardato da vicino, la vicinanza riporta le cose al giusto posto. Nel guardare però dobbiamo anche fare un passo indietro, non essere noi al centro bensì “l'altro” quello o quelli che guardiamo e che diventano così protagonisti del loro essere nel mondo. Un distanziamento che può essere nello spazio ma anche nel tempo. Fotografando ho visto che spesso chi è fragile (essere vivente o oggetto) tende a sparire perché gli altri non lo notano o perché lui stesso preferisce non farsi vedere, quasi minimizzato in un mondo che lo ingloba e lo fa sparire ai nostri occhi. Nella quotidianità la difficoltà sta nel fatto che il sistema ti spinge a essere distratto, a guardare a fianco, sopra o sotto, mai dove è il vero soggetto. Inquadrarlo come centro della fotografia, cioè come parte centrale di un luogo in cui per convenzione quello che non è ritratto non ha valore, lo fa emergere e lo situa nella sua storia, lo fa “ri-esistere”. Come ci ricordava il teologo Jürgen Moltmann: “Al posto della guerra degli uomini con la natura devono subentrare la riconciliazione degli uomini con la natura e la riconciliazione della natura con gli uomini…”. La resistenza di ciò che è fragile sta nella sua forza, ma anche nella nostra capacità di guardare.
EAN
9791255450788
Data pubblicazione
2024 09 25
Lingua
ita
Pagine
80
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
216
Larghezza (mm)
216
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Uno sguardo sulle fragilità. Ciò che è fragile è spesso anche resistente—