Nel gennaio del 1861, mentre la fortezza di Gaeta resisteva ancora all’assedio sabaudo, si mise in moto un tentativo di riconquista borbonica degli Abruzzi. A capeggiare quella spedizione, dopo tanti tentennamenti, fu designato Francesco Saverio Luverà, un ufficiale del regio esercito napoletano. Iniziato sotto i migliori auspici con la conquista di Tagliacozzo strappata ai piemontesi, quel tentativo finì per naufragare, come del resto era accaduto qualche mese prima al colonnello Klitsche de la Grange, per errori clamorosi di strategia, per la cronica carenza di uomini e di mezzi e, soprattutto, per la confusione e le lacerazioni intestine che minavano l’entourage del re Francesco II, a sua volta perennemente indeciso sul da farsi. Dopo una quarantina di giorni, caratterizzati da alcuni episodi assai controversi e molto poco indagati (la mattanza di Scurcola, i fatti di Collalto e i misfatti di Carsoli), alla fine di febbraio di quello stesso anno, quel che rimaneva del contingente napoletano lasciò gli Abruzzi e si ritirò mestamente in territorio papalino. Un’altra occasione di riscatto era stata sprecata mentre si avvicinava a grandi passi la nascita del Regno d’Italia.
EAN
9791255502500
Data pubblicazione
2025 01 01
Lingua
ita
Tipologia
Libro in brossura
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La spedizione Luverà e la mancata riconquista borbonica degli Abruzzi (gennaio-febbraio 1861)—