Se ad Angelo Floramo proponi di scrivere un libro e di bere un buon calice di vino, lo carichi come una fionda. E allora lui, di notte, perché è un animale che preferisce la quiete del buio, scrive, dilaga, galoppa, viaggia, vive. Da qui nascono le storie di questo libro, che vanno lette come se fossimo tutti insieme attorno a un tavolo di una vecchia osteria o di un’osmiza del nostro Carso (Paolo Rumiz). Quindici storie piene di umanità e solitudini, che si portano addosso l’odore della cucina, la meraviglia e lo stupore dell’incontro. Paesaggi, sapori, abbuffate, lacrime, sghignazzi e baci: qui tutto si mescola in un abbraccio che racchiude schegge di Friuli, Slovenia, Istria, Bosnia, Carinzia e Veneto. Si mangia e si beve smodatamente perché smodata e pazza è sempre la vita. Floramo accompagna il lettore dentro un nomadismo matto, autoironico, riflessivo che unisce memorie e geografie. La viandanza come unico modo di approcciarsi alla vita e al prossimo che si incontra lungo la strada. L’osteria come metafora della sosta, dell’incrocio con briganti, lingue e fantasmi dentro le locande di questo nord est intriso di zuppa e vino.
EAN
9791255670438
Data pubblicazione
2024 07 24
Lingua
ita
Pagine
208
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
128
Larghezza (mm)
196
Spessore (mm)
18
Peso (gr)
200
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L'osteria dei passi perduti. Storie zingare di strade e sapori—