La Chiesa cattolica si è occupata da sempre dei popoli indigeni, vale a dire, da quando questa categoria è stata concepita e ha iniziato a essere impiegata, a partire dall'età dell'espansione europea fino ad arrivare alla condanna degli abusi, frutto del Concilio Vaticano II. La crescente sollecitudine della Chiesa cattolica ha riguardato diversi, e rilevanti, aspetti della tutela di tali popolazioni, inclusa la necessità di proteggerle dal degrado ambientale, ed è culminata nella svolta impressa dal papato di Francesco, il quale ne ha operato una significativa rivalutazione, vedendoli non più solo come legittimi destinatari di misure di protezione anche rispetto all'ambiente in cui vivono, ma anche come custodi stessi della 'casa comune' e quindi assegnando loro un prezioso e insostituibile ruolo che trascende quello di (mero) soggetto vulnerabile. Questo studio intende ripercorrere tale evoluzione, non tanto ricostruendo lo sviluppo del magistero della Chiesa cattolica secondo un criterio prettamente cronologico, quanto individuando le principali direttrici di una riflessione plurisecolare, che sono infine confluite nella prospettiva olistica di Francesco.
EAN
9791256002481
Data pubblicazione
2024 11 12
Lingua
ita
Pagine
218
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
238
Larghezza (mm)
169
Spessore (mm)
18
Peso (gr)
396
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I popoli indigeni nel magistero della Chiesa cattolica: da minoranze vulnerabili a custodi della «casa comune»—