Come ripensare, oggi, la comunità in termini relazionali? Quali altre posture può assumere un soggetto, oltre alla geometria maschile verticale proclamata paradigma universale? In un panorama politico sempre più simile allo stato di natura hobbesiano, segnato da scontri e violenze, Adriana Cavarero disegna una nuova ontologia dell’umano riflettendo sulle «inclinazioni» del soggetto, quelle che, per Hannah Arendt, portano «fuori dall’io». In un serrato confronto con la filosofia, l’arte e la letteratura, il canone occidentale del patriarcato – modellato sull’autosufficienza individualista dell’etica kantiana – è qui messo in discussione in favore di una soggettività aperta e vulnerabile, strutturalmente caratterizzata da esposizione e dipendenza. Inaugurando una meditazione originale sul materno, Cavarero mostra come l’inclinazione della madre sul corpo dell’infante rompa le pastoie narcisistiche della «rettitudine» e della «simmetria», aprendo a una dimensione di cura obliqua, queer, votata all’altro. In questo gesto dirompente si può allora trovare «un nuovo modo per misurare la terra dell’incontro». Dietro l’ombra eretta del soggetto verticale, appare infatti il volto inclinato della madre, che inevitabilmente piega «il filo a piombo della sua stabilità», producendo un’erotica sbilanciata e dagli effetti geometrici, etici e politici oggi più che mai necessari.
EAN
9791256145300
Data pubblicazione
2025 04 18
Lingua
ita
Pagine
236
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
212
Larghezza (mm)
150
Spessore (mm)
20
Peso (gr)
295
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