È tornato l’imprevisto. Un movimento ha fatto irruzione e ha investito quel che si continua a chiamare Occidente. Le piazze e le strade delle città ne sono state occupate in ondate di piena; una nuova generazione ha reinventato i linguaggi delle manifestazioni di massa sotto il segno di una sola parola d’ordine: “Palestina libera”. Intere università sono state occupate riconquistandosi l’ambizione della formazione. Lo sciopero ha riscoperto la sua più alta vocazione di società futura: lo sciopero politico. Per il tempo in cui è stato protagonista il movimento ha cambiato la scena e ha fatto emergere un nuovo protagonista, si è chiamata “la generazione di Gaza”. La politica per rinascere dovrebbe ricominciare da qui, ma glielo impedisce proprio quella, ormai cronica, separazione tra società civile e società politica, tra paese reale e paese ufficiale, che il movimento ha voluto mettere in discussione con la sua esistenza. […] Si potrebbe chiudere l’argomento con la semplice constatazione che in nessun campo il movimento è stato suscitato dalla politica, né in quello delle emozioni né in quello degli interessi. Di quello straordinario sulla Palestina abbiamo visto il carattere spontaneo. La sinistra politica non è stata deviata dal campo degli interessi materiali dei lavoratori su altri terreni (dei diritti della persona, ad esempio). È proprio sul campo degli interessi di classe che ha dismesso il proprio carattere antagonista con l’adesione al mercato e alle sue compatibilità, accettando il primato del vincolo esterno. Per sperare in qualche ripensamento critico e a qualche prima fuoriuscita ci tocca arrivare ai “socialisti” di New York. E comunque va detto che il campo degli interessi materiali nella contesa di classe non è quello che si nega le emozioni. Perché possano affermarsi hanno bisogno della politica, della cultura e dell’ideologia, cioè di una prospettiva di futuro, di liberazione, di eguaglianza. Così fu alla nascita del movimento operaio per le otto ore… se otto ore vi sembran poche, provate voi a lavorar. Ma così è successo ancora nella riscossa operaia e studentesca degli anni ’70. L’aumento salariale uguale per tutte e per tutti, la cultura dell’egualitarismo, l’assemblea, l’unità dei lavoratori: grandi emozioni ricavate da ciò che significava la rivendicazione come conquista di civiltà. Si è potuto, si potrà ancora.
EAN
9791256148424
Data pubblicazione
2026 01 12
Lingua
ita
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
210
Larghezza (mm)
150
Spessore (mm)
30
Peso (gr)
350
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Alternative per il socialismo. Vol. 78: E la barca non tornò sola—