Una lettura da vivere pagina dopo pagina
La neve che non ci siamo detti è un diario del dolore. Parla del centro periferico dei ricordi da cui si staccano schegge di parole che provano invano a coprire la parete bianca del futuro. Di treni in ritardo e di lampioni difettosi. Del rumore metallico dei singhiozzi del passato che inquinano il presente. Parla dell’inevitabilità del passato e dell’inconsistenza del futuro, di angeli ubriachi e di tristezza trattenuta nei polsi.
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