Alfabeto della posterità o La decostruzione della fine

Caro Lettore, è tutto qui: si trattava di non voler interrompere un sogno, «il s’agissait de changer en fichu une poésie». Derrida, in occasione del Premio Adorno, nel 2001, si domanda se un sognatore possa parlare del suo sogno senza risvegliarsi, senza interrompere e tradire così il proprio sogno e fa rispondere al poeta: sì, forse, talvolta («sì, forse si può credere e confessare di sognare senza risvegliarsi; sì, non è impossibile, talvolta, dire, dormendo, a occhi chiusi o spalancati, qualcosa come una verità nel sogno, un senso e una ragione del sogno che non merita di sprofondare nella notte del nulla»).  Per me, accogliere il sogno della lettera nella sua eccezionale singolarità è una dichiarazione di appartenenza al linguaggio. E sì, forse, talvolta è possibile sognare insieme, stravolgendo uno dei caratteri distintivi degli atti onirici, perché il sogno è la realtà che meglio accoglie la spettralità della parola. In "Alfabeto della posterità" «vi ho parlato di lingua e di sogno, poi di una lingua sognata, poi di una lingua di sogno, quella lingua che si sogna di parlare, e ora ecco la lingua del sogno».

EAN

9791259551122

Data pubblicazione

2023 04 28

Lingua

ita

Pagine

288

Tipologia

Libro in brossura

Altezza (mm)

140

Larghezza (mm)

200

Spessore (mm)

14

Peso (gr)

194

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