La storia dei grandi processualcivilisti dei primi decenni dello scorso secolo – scrisse Franco Cipriani – è una storia di «oligarchi», «nobile, rara e inestinguibile stirpe», i cui membri amano questionare, talora con la parola, più spesso con gli scritti. Le polemiche dottrinali, quasi sempre «fiere», come lo furono – secondo Bruno Cavallone – quelle tra Mortara e Chiovenda, riflettono non solo (e non tanto) la presunzione di ognuno di essere il detentore del primato, ma anche (e principalmente) l'inconsapevole coscienza di essere parti di una convivenza tanto più sofferta e contrastata quanto più coinvolgente e irrinunciabile; come l'«amicizia faticata» che avvinse per quasi un cinquantennio Carnelutti e Calamandrei. Se le categorie metastoriche dell'arte potessero applicarsi ai membri di questa stirpe, qualcuno, forse, li potrebbe dividere tra apollinei e dionisiaci ripetendo, con Carnelutti, quella contrapposizione tra romantico e classico che lo studioso friulano, dinanzi alla salma di Calamandrei, riservò a se stesso e all'amico scomparso.
EAN
9791259651075
Data pubblicazione
2022 04 01
Lingua
ita
Pagine
294
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
230
Larghezza (mm)
160
Spessore (mm)
21
Peso (gr)
500
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I processualisti dell’«età aurea». Romantici, martiri ed eroi della procedura civile—