Secondo Hannah Arendt esiste un conflitto irriducibile fra politica e verità: «considerata dal punto di vista della politica, la verità ha un carattere dispotico». Viceversa, «la deliberata negazione della verità fattuale – la capacità di mentire – e la possibilità di cambiare i fatti – la capacità di agire – sono tra loro connesse; devono la loro esistenza a un’unica risorsa: l’immaginazione». La sola differenza sostanziale che consentirebbe di distinguere queste attività umane che fanno appello all’immaginazione risiede nella capacità distruttiva della menzogna e in quella trasformatrice della politica: a differenza delle distruzioni falsificanti di chi rappresenta il mondo a immagine e somiglianza dei propri interessi, le trasformazioni politiche presuppongono la presa in carico, se non una vera e propria cura, degli oggetti e delle relazioni a cui viene impresso un mutamento di forma. Per questa ragione la politica non può prescindere dalle verità di fatto che intende trasformare. Mezzo secolo dopo la pubblicazione di Verità e politica (1972), è giunto il momento di verificare l’eventuale attualità di queste riflessioni arendtiane, soprattutto a fronte delle profonde ricadute politiche delle cosiddette fake news. Siamo davvero entrati nell’epoca della postverità? Quali sono le principali implicazioni politiche del processo di “evaporazione dei fatti” in atto nella cosiddetta “democrazia delle bolle”? Che cos’hanno realmente di nuovo da dire questi neologismi accattivanti rispetto alle diverse figure della falsa coscienza che hanno scandito la storia dei difficili rapporti fra verità, falsità e politica democratica, dall’errore all’ipocrisia, passando attraverso la menzogna, l’ideologia e il cinismo?
EAN
9791259932730
Data pubblicazione
2025 06 27
Lingua
ita
Pagine
168
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
209
Larghezza (mm)
149
Spessore (mm)
15
Peso (gr)
204
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