L'urbanistica coloniale in Libia. I piani delle città e dei villaggi agricoli (1921–1945)urbanistica coloniale in Libia. I piani delle città e dei villaggi agricoli (1921–1945)-The colonial urbanism in Libya. The plans of the towns and villages (1921−1945)

Il testo fa parte degli studi che si occupano dell'architettura e dell'urbanistica italiane tra le due guerre mondiali, e in particolare nelle colonie, dove è noto si è determinata una maggiore libertà di espressione rispetto alla madre patria. L'architettura e l'urbanistica coloniale saldamente ancorate al dibattito più generale che si svolge in Italia sono, tuttavia, contaminate sia dalla ricerca della monumentalità connaturata all'idea stessa dell'Impero sia dalla necessità di attuare la separazione razziale tra nativi e colonizzatori. Temi che, se pur presenti, non risultano determinanti nelle realizzazioni urbanistiche delle colonie. Soprattutto in Libia, dove a Bengasi e a Tripoli, i redattori dei piani urbanistici, manifestano una visione ampia dei problemi inerenti al paesaggio, alla conservazione delle preesistenze locali, oltre che alle necessità di mobilità, di rappresentatività propria di una città moderna; in consonanza con le più recenti acquisizioni delle teorie urbanistiche in voga. Nell'operare da parte degli architetti si manifesta, inoltre, l'assimilazione di alcuni paradigmi presenti nella nascente cultura architettonica razionalista italiana, come la riscoperta dei manufatti semplici e privi di decorazioni dell'architettura spontanea del Mediterraneo. La ricerca delle radici classiche, negli architetti che operano in Libia, non si rivolge al solo monumentalismo dei manufatti del Regime, né ad un'architettura totalmente estranea al contesto originario. I progetti di Di Segni, Di Fausto ed altri, realizzano villaggi agricoli improntati alla semplicità e razionalità mediterranea. La bonifica dei territori, assieme alla riforma agraria e l'insediamento di centri rurali si collocano all'interno delle contemporanee esperienze nel solco della corrente di pensiero della "dissoluzione urbana", aleggiante nel Novecento in Occidente, e sperimentata nelle città giardino e città satelliti. In Italia la desertificazione delle campagne, assieme alla presenza del latifondo e della malaria, spingono verso la "disurbanizzazione", intesa come "ruralesimo", in risposta alla crescita delle città. Nei borghi italiani della bonifica agraria, e negli insediamenti agricoli coloniali, l'estensione dell'appoderamento fondiario, porta ad altri borghi più o meno equidistanti costituendo il tessuto connettivo tra gli insediamenti; dove si svolge la produzione la trasformazione del prodotto agricolo e lo scambio, all'interno dell'articolazione di una comunità ispirata al lavoro e alla mutualità tra coloni.

EAN

9791259947864

Data pubblicazione

2022 01 20

Lingua

eng;ita

Pagine

232

Tipologia

Libro in brossura

Altezza (mm)

220

Larghezza (mm)

220

Peso (gr)

700

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