Sulla soglia del suo nuovo libro, Davide Belgradi convoca tre idee centrali: il rizoma, la visione, l'ordine. Ed è l'ultima quella a prima vista dominante, grazie all'evidenza dei segnali che invitano il lettore a muoversi nel testo come in un'enciclopedia scientifica. Le strutture portanti della raccolta, le sue sezioni, sono ordinate dal latino delle nomenclature botaniche, dalla scala di Mohs (che misura la durezza delle gemme), dal lessico delle patologie oftalmiche; le sue architetture sono cementate dal rigore delle strutture metriche, insieme protezione e metodo. L'ordine però finisce per rivelarsi un inganno, non è che un bricolage di ordini parziali, un'abbondanza di strumenti che accerchia come può le impuntature traumatiche: morte, cecità, sparizione. Belgradi puntella la perdita, l'infinito slittamento del rizoma, l'accumulo dei fatti umani, con una lingua poetica sapientemente sospesa tra naturalezza e straniamento, che quei fatti accoglie, incasella, spiega. Ma come mettere ordine tra i disturbi della vista, tra le «visualità imperfette»? Non si può «farsi sguardo», essere occhi, leggere il mondo come si legge la sua resa scritta. Occorre abitare nell'orizzontalità del rizoma, nella sua assenza di centro: di qui inizi inattesi, chiusure sospese, sensi che si confondono. «Ferita aperta nell'ombra è la luce», e la poesia guarda da quella ferita, da quelle contraddizioni.
EAN
9791259972323
Data pubblicazione
2025 09 03
Lingua
ita
Pagine
66
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
141
Larghezza (mm)
184
Spessore (mm)
12
Peso (gr)
110
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