L’autore di queste ‘riscritture’ si è domandato: è possibile congegnare un libro intimamente proprio, fatto tutto di poesie d’altri, nate in altre lingue e in quelle molto amate – appropriandosene con l’atto della traduzione? E come mutano il senso e le implicazioni del tradurre poesia, esercizio da sempre impossibile e perciò necessario, al tempo dell’intelligenza artificiale generativa? Esiste e, se esiste, dove sta uno specifico irriducibilmente umano di quella che è forse la forma più profonda di lettura, in grado di conservare un margine di vantaggio sulla traduzione algoritmica? Proprio nell’esperienza del testo? E il senso e il margine di tale vantaggio possono fondarsi – anche – sul rischioso confronto e sul dialogo con le care, grandi ombre (qui Contini, Vigolo, Traverso, Bertolucci, Campo, Pintor, solo per ricordarne alcune) che in passato si sono misurate sui medesimi – classici, spesso celeberrimi – testi? O invece emergere dal tentativo di evocarne l’aura sonora tramite la memoria soggiacente della grande musica (di Brahms, Britten, Finzi) che li ha scelti a pretesto? Più radicalmente: che cosa salva la poesia, e che cosa salva, della poesia, la traduzione? Si può tentare una risposta a queste e ad altre domande solo traducendo, in equilibrio sempre instabile tra lo svanire degli umani “alla cieca dall’uno I all’altro istante” (Hölderlin) e il tempo cosmico che si illumina nella “strana, svelta lucenza” delle stelle di Hardy. Sul crinale: “canto è Presenza” (Rilke).
EAN
9791259972804
Data pubblicazione
2026 02 04
Lingua
ita
Pagine
36
Tipologia
Opuscolo
Altezza (mm)
240
Larghezza (mm)
155
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