Il problema, sia per il marxismo sia per la psicoanalisi, è proprio quello di andare a cercare i sintomi e semplicemente ascoltarli nella loro verità. La differenza e la non-identità dell’inconscio finiscono per tradursi in quel mondo empirico fatto da individui e oggetti empirici che noi chiamiamo immaginario. E allo stesso modo la dissimmetria nella sfera della produzione capitalistica si trasforma nell’equivalenza del mercato e della circolazione delle merci. Sia nell’immaginario che nel circolazionismo del mercato pare che non esistano sintomi. Eppure – è questa la grande ipotesi indimostrata e indimostrabile del marxismo e della psicoanalisi – di sintomi ne appaiono in continuazione. Nella forma dell’atto mancato, dell’attacco di panico, dell’anoressia, della crisi economica, della guerra, della cattiva distribuzione delle risorse, delle sacche di povertà ecc. Tutti diranno che si tratta solo di un malfunzionamento temporaneo o regionale, e che basta una piccola correzione nella distribuzione monetaria o una pillola per far tornare tutto alla normalità. Eppure quei sintomi rimangono, e insistono. Ed è proprio con la loro insistenza e cocciutaggine che queste due grandi posture soggettive della modernità ci chiedono di fare i conti. Non farli tacere per sostenere un immaginario e una naturalizzazione del mercato che fanno acqua da tutte le parti, ma semplicemente farli parlare. I sintomi esistono. Ed è l’unica opportunità che abbiamo perché qualcosa di inedito possa venire fuori dalla storia del soggetto o perché un’organizzazione sociale diversa e più equa possa prendere corpo dalle ceneri del capitalismo.
EAN
9791280071187
Data pubblicazione
2024 09 07
Lingua
ita
Pagine
528
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
21
Larghezza (mm)
14
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