Nonostante vari tentativi accademici, anche recenti, nessuno è ancora riuscito a installare Lev Šestov nella beata schiera dei filosofi del Novecento, comodamente assiso tra Heidegger e Husserl, Wittgenstein e Bergson. Nato a Kiev, fuggito dalle maglie del sistema sovietico, studioso di Pascal e Plotino, Šestov aveva il viso di un uomo buono, in perenne stato d'estasi. I suoi libri, tuttavia, sfuggono agli argini del “canone”. Sono libri che ardono, sanguinano. Con l'arguzia di uno stratega, Šestov ci obbliga a incenerire le nostre pie convinzioni, ci porta a credere nel miracolo in vece della statistica, disinnesca l'opera dei paladini del quieto vivere, dei burocrati del bene sociale. Insegna l'azzardo, procede per vertigini, dice ciò che non deve essere detto. La sua “filosofia della tragedia”, compiuta con passo marziale, è un cerimoniale che fa a pezzi la filosofia. D'altronde i maestri di Šestov – Dostoevskij e Nietzsche – insegnano ad abitare la contraddizione. L'esito, se si è lettori autentici, è la follia, una vita tra i sacri paramenti dell'“anormalità”. Preparatevi ad annientare tutto.
EAN
9791280362605
Data pubblicazione
2024 09 16
Lingua
ita
Pagine
350
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
180
Larghezza (mm)
110
Spessore (mm)
40
Peso (gr)
300
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La filosofia della tragedia. Dostoevskij e Nietzsche—