Questo testo parla di carcere, di misure repressive, di corpi femminili e corpi che non sono liberi di muoversi, ma anche di lotta, di voglia di usare un linguaggio diverso per raccontare tutte queste esperienze perché a volte certe parole sono fredde e non riescono a rappresentare il proprio vissuto. È così che la saggistica si mescola con la poesia. Un modo per condividere il senso di solitudine, il sentirsi intrappolate, la sensazione di esilio che si vive quando non si è libere di spostarsi perché libere non lo si è completamente. Questo è soprattutto un racconto autobiografico, tra prosa, poesia e saggistica. Un memoir che parte da un'esperienza personale in carcere, in Spagna, non per far conoscere solo la propria storia, ma soprattutto quella delle altre persone che l'autrice ha incontrato tra le mura della prigione. Allo stesso tempo questa è una riflessione su che cos'è il carcere e cosa vuol dire starci dentro, riflessioni politiche, ma soprattutto umane ed empatiche. Con la voglia di raccontare in un modo altro e con un linguaggio altro, che come poetessa Tzarina ha sempre usato e che l'ha vista portare in giro le sue parole per tutta la Spagna perché, "No estamos todas, faltan las presas" (Non ci siamo tutte, mancano le prigioniere).
EAN
9791280495587
Data pubblicazione
2024 11 18
Lingua
ita
Pagine
144
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
170
Larghezza (mm)
110
Spessore (mm)
10
Peso (gr)
130
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