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Durante l’omelia il vescovo ebbe un “vuoto di memoria”, se così vogliamo chiamarlo: non ricordava il nome del prete morto, che gli fu suggerito a bassa voce dal parroco seduto poco distante. Che sia stato un segno del cielo questo non si sa, ma proprio mentre al misero episcopo tutto poveri, migranti e profughi veniva sussurrato il nome, nello stesso istante entrò in chiesa il gatto del prete defunto, percorse tutta la navata e andò ad accovacciarsi sotto la bara del suo padrone, dove rimase per tutta la Santa Messa senza muoversi, tanto lo conosceva bene e tanto lo aveva amato.
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